Madre della vita e degli altri dei. Moglie o, secondo le versioni, figlia di Obatalà. Dea dell´acqua salata e quindi del mare come fonte primordiale di vita. Protettrice delle partorienti, di pescatori e marinai. La sua collera è terribile, però sempre agisce con giustizia. Ama la buona compagnia; è una buona madre, allegra e sanguigna.
Il suo giorno è il sabato. Quando una donna è incinta, fa le rogaciòn e prega lei, perchè la creatura nasca bene. In Yemayà nasce l´amore, non a caso lo ha insegnato a tutti gli Orisha. E´ stata moglie di Babalù Ayé, di Agallù, di Orula e di Oggùn. Chi è consacrato a lei non può pronunciarne il nome prima di aver toccato terra con i polpastrelli delle dita e baciato in loro l´impronta della polvere. C´è un´apposita campanella per salutarla e per attirare la sua attenzione. Indossa sette braccialetti d´argento e sette gonne come a rappresentare i sette mari profondi e misteriosi. La sua collana è fatta da cristalli azzurri e indossa una lunga veste dello stesso colore con serpentine azzurre e bianche. Nel ballo si annuncia con una risata fragorosa e poi gira come le onde o i mulinelli dell´oceano. A volte rema, mentre altre sembra che nuoti, ma sempre inizia piano piano per aumentare l´intensità del ritmo come per le ondate minacciose.Insieme a Changò e a Ochun è tra le preferite dai cubani. Corrisponde alla Vergine Maria (Nuestra Señora de la Regla, patrona della Baia di L´Avana).